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Scrive Orlando Consonni nella presentazione del catalogo della mostra presso la Galleria Ponte Rosso - Milano 1998:

[...] Ma perché, mi domando, e a quale fine è rivolto questo sfoggio di talento che ricrea del reale cose minute, raccolte, rubate o donate dal mare, tramutate in miniature silenti, asservite come sono, viste allocate sulla passerella di proscenio, di un personalissimo teatro d’autore? Mi par di riconoscere nel giovane artista di Molfetta un sorridente ironico taumaturgo per diletto.

Si avvale della mano, della vista, della voce, quando si affaccia alla finestra di casa, aperta sul mare del basso Adriatico che unisce la costa pugliese all’opposta vicina sponda dove già la terra si distende verso i luoghi dove nacquero i Miti e gli Dei.

La porta di casa è aperta sulla linea del porto che raccoglie il mare nell’abbraccio del golfo, e l’artista taumaturgo per diletto, lo chiama a viva voce e forse il mare risponde (forse risponde lo stesso Poseidone). Quel suo mare antico ricco di vita, di energia, di cose, risponde alla chiamata per affidare i suoi doni alla trasmutazione del talento, della fantasia, della mano che li ri-forma per custodirli e rappresentarli.

Rappresentarli, tramutati, nello studio che si fa teatro con le scenografie approntate sui piani mobili del proscenio, le cornici di svariate forme dipinte con certosina pazienza  e le scatole, tante scatole ancora vuote in attesa dei nuovi arrivi da collocare e disporre in bella posa per i giorni convenuti della mostra.

E quando le luci sono spente nella notte e il mare nero si scuote senza pause nel continuo lamento che induce all’angoscia, nel teatrino del pittore riposano raccolte e protette le cose trafugate o donate dal mare. Anch’esso in parte e a volte rimane incasellato (o intrappolato) nella cornice più bella e importante dipinta dalla magica fantasia, lieve come musica, dell’artista pugliese.


Orlando Consonni

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