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I luoghi del mito
 

   

 

Scrive Lucio Scardino nella presentazione del catalogo della mostra presso la Sala Orsatti - Ferrara, 1999:

[...] per Sciancalepore la cornice diviene una finestra aperta su una porzione di realtà illusoria.

Il quadro è per lui un prolungamento della cornice stessa, quasi a voler ribadire costantemente il senso primo della sua poetica: la natura morta, il paesaggio marino o lo scorcio scenografico evocati da Sciancalepore con una minuzia talora certosina, si “smascherano” palesemente, grazie all’illusorietà della cornice. [...]


[...] Nella sua produzione, le ombre, gli scorci prospettici, per quanto fedeli al vero, assumono i connotati di uno “spazio mentale” ben delineato attraverso le riquadrature dei listelli, i rettangoli e i quadrati delle cornici.

Ma la sapida ironia in lui si accompagna ad una rivisitazione dei miti classici, in una Magna Grecia trasportata a Lilliput: i colori della sua tavolozza, basati su accordi tipicamente solari e mediterranei, ocracei e azzurri, ci introducono in un’atmosfera da mito quasi apollinea, anche se la sua è più l’Odissea demistificante di Joyce che non quella di Omero.[...]


[...] Ma Paolo Sciancalepore è soprattutto un geniale burattinaio, un affabulatore che gioca con gli antichi miti, dai personaggi dei poemi omerici, a Nettuno, a Icaro, a Fetonte, l’ambizioso condottiero del carro del Sole, che compare in un dipinto eseguito espressamente per questa sua prima personale ferrarese, che si tiene a pochi chilometri dal Po.

Egli costruisce così straordinari “teatrini” (di legno? di cartone?) per ridimensionare il titanismo dei suoi eroi greci, che non si vedono ma si immaginano. [...]

[...] E, difatti, nel suo ineffabile piano di proscenio che diviene la tela dipinta, Sciancalepore immagina e dispone Argonauti perennemente in viaggio, che hanno attraccato navi e barchette di cartone in bacinelle celesti per assistere alla proiezione di un film di Orson Welles (“F for fake”) in un cinema all’aperto. O, magari, per riascoltare una canzone del 1961 che cantava Milva, nata in un paese non lontano da Pontelagoscuro, dove è caduto Fetonte con il suo carro del sole e dove oggi Sciancalepore espone le sue favole, impregnate di humour, lirismo e buona pittura.


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