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"CORRIERE DELL'ARTE" - Torino, maggio 2004
 

[...] Fra il razionale e l’irrazionale, fra il noto e l’ignoto, fra la rassicurante certezza e lo spaventoso affascinante enigma, si pone il mito: mondo intermedio, ponte tra fisica e metafisica creato dall’uomo, che non conduce precisamente in un luogo, che non risponde alle nostre impertinenti domande, ma semplicemente le solleva e le fa trascorrere nei secoli.[...] Le opere di Paolo Sciancalepore,[...] esprimono la più complessa e meditata maturazione pittorica attuale del mito. Realismo, iperealismo, surrealismo, metafisica sono sequenze di una tensione che procede dal simbolo al reale e dal reale al simbolo e che trattiene nella risposta visibile l’incertezza della domanda. Divenuta diaframma fra mondi, la tela è il punto d’incontro e di fitto dialogo tra evanescenza e precisione. Nitidi, materici, quasi miniaturistici, i contorni di oggetti e paesaggi si collocano in una inaspettata prospettiva di scatole o di cornici lignee sovrapposte: traccia umana delle origini o meandri di memoria. [...]

[...] Attraverso il sapiente gioco di piani a incastro, attraverso la radiosità innaturale contrapposta al chiaroscuro del contingente, Sciancalepore comunica l’oscillazione tra l’intuizione e la conoscenza percettiva ed invita ad indagare sul significato avvolto nella materia o a prendere coscienza che tutto è rappresentazione fittizia. Sotto le forme è il vereo, ma non possiamo raffigurarcelo in altro modo che mediante le forme.[...]

[...] Assenti le divinità, gli eroi, i semidei: la loro valenza astratta impedisce la resa antropomorfa.

La giara di Epimeteo non è che un lineare vaso di terracotta coperto da un telo cinto da uno spago: lo si direbbe chiuso in un vano angusto se le sue dimensioni non si ingigantissero riferite alla porta sul mare, per dove presero il volo i mali del mondo quando la curiosità spinse Pandora a sollevare un lembo.[...]

[...] L’immaginazione del pittore, unita alla riflessione e alla lettura attenta dei testi, sviluppa interpretazioni suggestive: la capacità artistica si pone al servizio del concetto, sfronda il mito dei suoi orpelli fino ad avvicinarsi il più possibile al valore che adombra. Ciò che Esiodo e Omero scrissero, si traspone in luoghi e oggetti familiari con incredibile facilità.

Le loro parole diventano immagine e colore, sono precise e indeterminate a un tempo, sono fantasia e sono verità. C’è un momento nel quale il diaframa fra significato e significante diventa sottile: allora il mito traspare dalle cose.

Chiara Tavernari 

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